I segnali per smascherare un disturbo alimentare

I disturbi dell’alimentazione – anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder, BED) – sono uno dei problemi di salute più diffusi in età giovanile, soprattutto nelle ragazze, con un’età di esordio sempre più precoce (in genere compresa tra i 15 ed i 19 anni). Nonostante siano così diffusi, spesso è difficile cogliere i segnali di un disturbo alimentare.

La maggior parte delle giovani con un disturbo alimentare non riceve una diagnosi e un trattamento adeguati. Molti casi arrivano all’osservazione clinica dopo una lunga storia di malattia, quando è più difficile ottenere una guarigione e il problema rischia di cronicizzarsi.

L’identificazione precoce del disturbo, attraverso la rilevazione di alcuni segnali, è però importante al fine di una sua rapida remissione poiché, più precocemente si inizia un trattamento, maggiori sono le possibilità di successo.

Alcuni segnali di allarme possono essere correttamente individuati dai familiari stessi. Il Ministero della Salute ci invita a considerare i seguenti aspetti come possibili indicatori dell’insorgenza o della presenza di un disturbo dell’alimentazione:

  • grave perdita di peso
  • paura irragionevole di ingrassare
  • preoccupazione intensa per il peso e le forme del proprio corpo
  • amenorrea (assenza del ciclo mestruale) da almeno 3 mesi
  • presenza di digiuni, dieta ferrea o abbuffate
  • comportamenti di controllo del peso
  • evitamento dell’esposizione del corpo
  • ansia o sbalzi d’umore
  • disturbi gastrointestinali
  • isolamento sociale

La sfida più impegnativa per un genitore è rappresentata dal fatto che, almeno inizialmente, il figlio nega di avere un disturbo e rifiuta qualsiasi forma di aiuto. Una percentuale bassissima di pazienti con disturbi alimentari chiede direttamente aiuto ai propri genitori o accetta di farsi aiutare. Il supporto del medico di base o di un terapeuta esperto nel trattamento di queste problematiche è fondamentale per iniziare ad agire.

In genere chi soffre di anoressia o di bulimia non vuole parlarne con gli altri poiché si vergogna o perché teme che qualcuno possa assumere il controllo della propria alimentazione. La conseguenza di questa paura è rappresentata dal tentativo di nascondere, minimizzare o negare il problema e dalla manipolazione dei propri familiari al fine mantenere inalterata la situazione.

Spesso i familiari diventano complici inconsapevoli del problema cedendo ai ricatti emotivi di una figlia che non intende modificare il proprio regime alimentare e nega di avere un problema.

Gli esperti sono concordi nell’affermare che coloro che manifestano un disturbo alimentare non andrebbero criticati o giudicati per il proprio comportamento. I familiari non dovrebbero nemmeno insistere affinché il figlio riprenda a mangiare “normalmente”, perché questo non farebbe altro che aumentare la sua resistenza e opposizione al cambiamento.

Il supporto di tipo psicologico può essere molto utile per aiutare il figlio ad analizzare il significato del suo comportamento e a valutare i vantaggi e gli svantaggi che ha ottenuto dalla perdita di peso e che potrebbe ottenere da un eventuale cambiamento, al fine di motivarlo ad intraprendere al più presto un percorso di cura.

In questa fase così delicata per l’equilibrio familiare, i genitori non possono essere lasciati soli nella gestione del problema, ma necessitano di un supporto psicoeducativo al fine di ricevere alcune informazioni di base sul funzionamento del disturbo che ne consenta una migliore gestione quotidiana. E’ inoltre opportuno che i familiari abbiano la possibilità di esporre le proprie difficoltà nei confronti del problema e che si sentano pienamente coinvolti nel trattamento; che si sentano rassicurati e alleviati dal senso di colpa. La collaborazione di un familiare può essere particolarmente utile anche nel caso in cui il paziente dovesse rifiutare o abbandonare la terapia.

La maschera dell’anoressia

L’anoressia è sicuramente il disturbo più conosciuto tra i disordini alimentari, ma anche il più difficile da comprendere. E’ complicato cogliere la logica nascosta dietro un problema all’apparenza così assurdo e incomprensibile che lascia tutti spiazzati, in primo luogo i genitori. Sono proprio i familiari i primi a non riuscire a comprendere cosa stia succedendo al figlio e, proprio per questo, a sentirsi i diretti responsabili di una sofferenza di cui ricercano possibili cause o colpevoli.

La complessità di questo disturbo pone numerosi interrogativi sulle sue origini e sui suoi possibili sviluppi. Non esiste un’unica teoria che riesca a spiegare i vari modi in cui questo disagio può manifestarsi ed evolversi nel corso del tempo. Da ciò deriva che anche la prospettiva di interpretazione proposta in questo articolo, debba essere considerata come la semplificazione di un disagio psicologico molto più complesso ed articolato.

L’origine del disturbo può essere del tutto casuale e incerta. Difficile  individuare un’unica causa che abbia dato inizio a tutto il problema. Quel che è sicuro è che in poco tempo il demone dell’anoressia si impossessa della vita della persona spingendola molto vicina al limite con ciò che è mortale.

Il tutto può avere inizio dall’incapacità nel gestire la propria estrema SENSIBILITA’ e la sofferenza che deriva dal fatto di non sentirsi completamente riconosciuti e compresi per ciò che si è. Questa sofferenza genera un primo grande DUBBIO su di sé e sulle proprie capacità. Il dubbio può spingere l’adolescente a compiere una PROMESSA : “Prometto a me stessa di non ascoltarmi per non soffrire più e di fare tutto il possibile per uniformarmi al modello che ho in mente”. Da questo momento in avanti ha inizio una sorta di ADDESTRAMENTO, attraverso la negazione delle fame e il rifiuto dei propri limiti fisici, che ha come obiettivo la costruzione di una nuova identità, libera dai vincoli imposti dal proprio corpo e dai legami sociali (in primo luogo da quelli familiari). Alla ricerca di una nuova identità molte ragazze finiscono per indossare  tutti i giorni delle MASCHERE con le quali affrontano il mondo. In poco tempo è come se un SOSTITUTO si impossessasse dei loro pensieri e del loro corpo, assumendone totalmente il controllo, rendendole irriconoscibili a genitori, fratelli, parenti, insegnanti ed amici.

Il successo nel riuscire a controllare la fame è vissuto come una prova del proprio valore personale  che illude la persona di essere più forte e sicura di sé, padrona della propria vita e del proprio destino;  che le fa credere di essere più importante, unica e speciale per il solo fatto di riuscire dove la maggior parte delle persone fallisce.

Il disturbo si impossessa della loro vita e dei loro pensieri, mantenendo la mente nell’illusione di avere il completo controllo su di sé, ma allo stesso tempo indebolendo e facendo ammalare il corpo.

L’aiuto di tipo psicologico è molto utile nei casi in cui ci si accorge che non è possibile liberarsi da questo disturbo con le proprie forze, ma che è necessario l’aiuto di un esperto per riuscire a sbarazzarsi della maschera e riprendere il possesso della propria vita.

 

Diet industry: la fabbrica delle bugie

L’industria della dieta costituisce il ricchissimo mercato che si occupa della produzione di strumenti, strategie, programmi e mezzi (più o meno leciti) per perdere peso, indipendentemente dal rapporto costi-benefici per la salute delle persone. Si tratta di un mercato in espansione, che non conosce crisi, alimentato da uno stile di vita che costringe o incentiva la sedentarietà e da un’industria alimentare che propone prodotti di scarsa qualità nutrizionale a basso costo.

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I programmi per la perdita di peso sono spesso promossi attraverso messaggi stereotipati ed ingannevoli, dando l’impressione che sia possibile raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo: evitando certi alimenti (come per es. dolci e carboidrati) o mangiandone di specifici (in genere dai nomi esotici); acquistando sostanze miracolose (integratori, farmaci,creme) o semplicemente utilizzando apparecchi di vario genere che generalmente implicano movimenti passivi (come elettrostimolatori o indumenti per dimagrire).
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La diffusione delle diete e dei prodotti dimagranti è fortemente  implicata nello sviluppo del disprezzo sociale nei confronti delle persone con obesità e, contemporaneamente, contribuisce all’aumento dei disturbi dell’alimentazione poiché diffonde ed enfatizza l’idea che le persone con peso in eccesso siano pigre, deboli, golose e non attraenti e che solo attraverso la perdita di peso sia possibile avere successo ed essere felici.

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Sebbene questi messaggi siano fuorvianti moltissime persone ogni anno cercano di perdere peso seguendo una delle tante diete presenti sul mercato, senza alcun tipo di validità scientifica, ma dagli effetti disastrosi sul piano della salute e del benessere psico-fisico.

L’assunzione di rigide regole dietetiche sembra inoltre contribuire allo sviluppo di disturbi alimentari come anoressia e bulimia, costituendo un vero e proprio fattore di rischio per l’insorgenza di questo tipo di problematiche.

Per riuscire a perdere peso è sconsigliato il “fai da te”. L’aiuto professionale, di tipo psicologico, è particolarmente indicato a chi non riesce ad instaurare un rapporto equilibrato con il cibo, è insoddisfatto del proprio corpo e vorrebbe perdere peso.

L’aiuto psicologico, può affiancare il lavoro sul piano nutrizionale, costituendo un valido supporto nel percorso di conquista di nuove abitudini alimentari e di uno stile di vita salutare.

 

Stress e fame nervosa: come liberarsene

La percezione di vivere in un ambiente ansiogeno e stressante è spesso avvertita dalle persone come un ostacolo al raggiungimento di un rapporto equilibrato con l’alimentazione.

Diversi studi hanno dimostrato un legame tra eventi di vita stressanti ed obesità: di fatto stress e tensione hanno il potere di alterare il naturale equilibrio di fame e sazietà condizionando le scelte in campo alimentare. Periodi di preoccupazione e nervosismo influenzano le proprie abitudini alimentari e possono provocare, in alcune persone, un aumento di peso indesiderato ostacolando il dimagrimento.

Lo stress ha il potere di alterare il nostro rapporto con il cibo e di farci ingrassare

Il cibo (e alcuni cibi in particolare) si prestano ad essere ricercati in modo più frequente e ripetitivo nei momenti di maggiore tensione, stress ed ansia. Quando assaporiamo questi alimenti vengono stimolate le aree cerebrali collegate con la percezione di piacere e l’ansia si attenua.

Il cibo può diventare un potente mezzo di conforto e consolazione rispetto a situazioni di vita stressanti.

Di fronte a un periodo di sovraccarico scolastico o lavorativo, si riscontra infatti una maggiore propensione, da parte sia di giovani sia di adulti, ad assumere cibi cosiddetti “consolatori” ed autogratificanti.

Generalmente si tratta di alimenti composti in prevalenza da grassi, zuccheri e sale (come merendine, patatine, pizza, cioccolato ecc.). Il consumo  di questi cibi avviene prevalentemente al di fuori dei pasti, all’interno di un regime alimentare che non prevede dei pasti regolari a base di cibi “veri” come frutta e verdura, cereali integrali, carne e pesce.

I cibi che svolgono una funzione consolatoria sono in genere “cibi spazzatura”

Si tratta di alimenti che le persone riconoscono come poco salutari, sui quali però non riescono ad esercitare il proprio controllo e di cui abusano quando sentono il bisogno di rilassarsi (al rientro dal lavoro, nel tempo libero davanti alla tv oppure dopo cena sul divano).

I cosiddetti “comfort food” (o cibi consolatori) hanno la funzione di regolare uno squilibrio emotivo. 

L’alimentazione di tipo emotivo è una reazione molto frequente nelle persone che reagiscono allo stress attraverso un modo di alimentarsi incontrollato e ipercalorico, cercando nel cibo un conforto di tipo psicologico, in grado di farle stare meglio e di ristabilire al più presto una condizione di rilassatezza.

Alcuni eccessi alimentari sono legati alla tendenza a mangiare pur non avendo fame, prediligendo alimenti eccessivamente dolci, grassi o salati: in grado di innalzare il tono dell’umore, ma purtroppo anche il peso sulla bilancia.

Il ruolo delle diete nell’aumento di peso

Le diete possono essere alla base di un’alimentazione sregolata e facilmente influenzabile da condizioni stressanti interne o esterne. All’interno del Centro di Terapia Breve Strategica di Arezzo è stato dimostrato che le persone che alternano brevi periodi di regime dietetico e lunghi periodi di discontrollo alimentare sono più inclini ad aumentare di peso fino a giungere a una condizione di obesità o a strutturare un vero e proprio disturbo alimentare.

Tra le fonti di stress rientrano paradossalmente proprie le rinunce alimentari, imposte da regimi dietetici ipocalorici e restrittivi.

Coloro che si sforzano di mangiare il meno possibile sono più soggetti al fenomeno della cosiddetta “fame nervosa”: non appena le pressioni esterne o emotive aumentano il regime di restrizione lascia il posto alla totale perdita di controllo sui cibi maggiormente ingrassanti e che creano dipendenza.

In molti casi la costruzione di un rapporto equilibrato con l’alimentazione non può essere ottenuto se prima non si attraversa una fase di disintossicazione psicologica dai regimi dietetici restrittivi e dall’abitudine ad utilizzare il cibo come strumento per combattere le emozioni negative.

Un supporto di tipo psicologico può essere di grande aiuto per le persone che hanno già sperimentato la tendenza a perdere il controllo sul cibo e ad utilizzarlo come mezzo di consolazione.

 

 

Colazione: più ricca è meglio

Il weekend è il momento ideale della settimana per avere il tempo di organizzare una colazione più simile a un pasto vero e proprio, e iniziare a sentirne i benefici in termini di energia, concentrazione, appagamento e benessere. E con il tempo anche di dimagrimento!

Sembra incredibile a chi è abituato a ragionare nell’ottica della restrizione, ma la colazione dovrebbe essere ipercalorica (o potrebbe apparire tale a chi consuma solo caffè e biscotti). Una colazione ricca e completa rappresenta invece il segnale più importante per dire al proprio organismo che può consumare energia a volontà.

Se integrati in una colazione bilanciata anche i dolci aiutano a dimagrire, pertanto questo è davvero il momento migliore della giornata per concedersi qualche sfizio senza sensi di colpa e ricadute sul peso.

Una colazione ricca e completa dovrebbe comprendere “primo, secondo e contorno”. Inizialmente potrebbe essere sufficiente arricchire ciò che si mangia abitualmente con qualche noce o mandorla, per poi passare a un pezzetto di formaggio o di prosciutto fino ad arrivare a cucinarsi delle crepes o un uovo strapazzato.

Non abbiate paura di esagerare, sarà il vostro corpo a dirvi quando smettere e con il tempo riuscirete ad autoregolarvi. Mangiate a sazietà al mattino, senza paura e prestate attenzione a come vi sentite a metà mattina: se alle 11 avete già fame, forse non avete mangiato a sufficienza pertanto il giorno dopo dovrete aggiungere qualcosa in più. L’ideale sarebbe arrivare al pranzo senza avere il classico buco allo stomaco; in questo modo riuscirete anche a regolarvi meglio a mezzogiorno perchè non sarete accecati dalla fame.

Veniamo allora a qualche semplice esempio di colazione per chi desidera mangiare restando in forma. L’ideale è iniziare la giornata con della frutta fresca di stagione che non dovrebbe mai mancare in casa. Té, infusi, latte (vaccino o vegetale), caffè, orzo, spremuta d’arancia fresca (senza aggiunte di zucchero) saranno la vostra fonte di idratazione assieme alla frutta.

Carboidrati sì, meglio se 100% integrali (quindi pane, fette biscottate, cereali, gallette, crackers ecc. integrali) e senza zuccheri aggiunti (cercate le marmellate con soli zuccheri della frutta).Yogurt bianco intero da arricchire a piacere con muesli e frutta fresca.

Le proteine sono la componente più difficile da gestire per chi è abituato alla classica colazione italiana (capuccino e brioche, biscotti o merendine), ma vi daranno grosse soddisfazioni e in poco tempo non potrete più fare a meno di un uovo a colazione, qualche fetta di formaggio, prosciutto, ricotta o stracchino, crepes dolci e salate, un toast.

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La vostra colazione domenicale potrebbe essere ad esempio così composta:

Macedonia di frutta fresca, yogurt greco, 2 fette di pane integrale (o in alternativa un omelette) con prosciutto crudo (oppure bacon) e formaggio, pomodorini, caffè o tè.

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Durante la settimana, se avete fretta, potreste organizzarvi preparando la sera prima delle crepes da spalmare con la marmellata; in alternativa tenete a disposizione la frutta secca (noci, mandorle e nocciole) più facili da consumare. Mangiate inoltre uno o due frutti interi, 1 fetta di pane integrale col prosciutto o da accompagnare con qualche spicchio di grana padano, qualche cracker o delle gallette. Té o caffè, succo 100% arancia.

Buona colazione a tutti!

 

Karate food: che cintura sei?

 

Il colore della cintura nel karate indica l’abilità raggiunta dalla persona che la indossa. Anche nella pratica del proprio benessere personale possano essere raggiunti diversi livelli di abilità, qual è il tuo?

Sei cintura BIANCA se:

stai cerando di tornare in forma seguendo i consigli letti su un sito internet in cui ti garantiscono che puoi perdere 4 kg in una settimana digiunando o quasi; rinunci ai cibi grassi, ai carboidrati e ai dolci (ma li desideri anche la notte); hai comprato una tisana diuretica o delle pastiglie sciogli pancia, brucia grassi o togli fame e ti spalmi tutte le sere una crema alle alghe anti cellulite; quando senti di aver mangiato troppo (in genere a Pasqua o a Natale) fai una camminata dopo pranzo; al posto dello zucchero usi il dolcificante e bevi Coca-cola zero

 

Sei cintura GIALLA se:

hai capito che i prodotti dimagranti non fanno miracoli e che dovresti iniziare a muoverti perciò ti iscrivi a un corso di nuoto o di acquagym (ma ci vai solo qualche volta perché l’acqua della piscina è troppo fredda); salti la colazione, a pranzo ti tieni leggero e torni a casa dal lavoro che divoreresti il frigo (e lo divori per davvero); a volte salti la cena sostituendola con l’aperitivo

 

Sei cintura ARANCIO se:

cerchi un corso di fit boxe o di zumba vicino casa, che puoi raggiungere direttamente dopo il lavoro e che possa frequentare anche un tuo amico; fai colazione (tè, caffè, latte e biscotti), a pranzo mangi il primo o il secondo più un contorno, cena leggera; smangiucchi tutto il giorno perché hai fame

 

Sei cintura VERDE se:

non cerchi più di stare a dieta; ti rivolgi a un nutrizionista per aver dei consigli professionali su cosa, come e quanto mangiare e scopri degli alimenti di cui ignoravi l’esistenza (quinoa, amaranto, curcuma, zenzero…che fai difficoltà a trovare al supermercato); fai uno spuntino a metà mattina e uno a metà pomeriggio (frutta o yogurt) e concordi un menù con le cose che ti piacciono (ma che devi pesare); hai un personal trainer e vorresti somigliargli

 

Sei cintura BLU se:

non te ne sei accorto, ma le tue abitudini di vita sono poco a poco cambiate e ti senti meglio: mangi più frutta e verdura, hai ridotto il consumo di carne rossa e aumentato quello di pesce, rinunci più spesso ai dolci e non mangi la pasta tutti i giorni, fai colazione e la sera mangi (ma senza appesantirti), pratichi un’attività sportiva da diversi mesi almeno due volte a settimana

Sei cintura MARRONE se:

oltre ad aver acquisito uno stile di vita migliore, hai ridotto il consumo di zucchero, presti attenzione alle aggiunte di sale ed eviti i prodotti che contengono grassi idrogenati. Stai sperimentando che se mangi meglio puoi mangiare di più senza ingrassare, perciò presti più attenzione alla qualità dei prodotti che acquisti al supermercato. In particolari occasioni ti consenti di trasgredire senza sentirti in colpa. Hai cercato a lungo un’attività fisica che ti piacesse e finalmente l’hai trovata; senti il bisogno di muoverti e ti diverti.

Sei cintura NERA se:

mangi tutto quello che ti piace nella quantità che desideri: senti di poterti concedere qualsiasi cosa senza sensi di colpa. Apprezzi particolarmente ciò che è vivo, fresco, colorato, ricco d’acqua, vitamine e sali minerali; consumi solo cereali integrali; spesso mangi le uova e vari ogni giorno tipo di proteine (animali e/o vegetali). Buono equivale per te a sano, ma non perché qualcuno te lo ha detto, semplicemente perché hai potuto sperimentarlo sulla tua pelle. Leggi le etichette dei prodotti che acquisti, eviti quelli che contengono zuccheri aggiunti o ingredienti strani: acquisti solo cibi di alta qualità e dedichi più tempo a cucinare, ti sbizzarrisci con nuove ricette lasciando sugli scaffali cibi confezionati o precotti. Inizi tutte le giornate con una colazione ricca e abbondante (considerandola un pasto vero e proprio) a base di frutta fresca di stagione (tutti i giorni); una fonte proteica a tua scelta (noci, mandorle e nocciole, uova, salumi o formaggi ecc.); pane integrale o gallette; yogurt intero al naturale; marmellata di sola frutta, tè, caffè o spremuta ecc.. Pratichi un’attività sportiva che ti piace con regolarità (3 o più volte a settimana) e cerchi di mantenerti in movimento durante la giornata (camminando, facendo le scale, andando in giro in bici ecc.). Cosa ancor più importante: FAI TUTTO QUESTO NON PERCHE’ DEVI, MA PERCHE’ LO VUOI VERAMENTE DATO CHE HAI SCOPERTO CHE SOLO COSI’ STAI BENE!

 

Allora quale cintura ti assegneresti?

 

Dieta equivale a carestia (oggi come ieri)

La domanda di un uomo preistorico quando apriva gli occhi al mattino era: “Oggi avrò abbastanza da mangiare oppure no?”. Quello che accadeva nelle ore successive al risveglio orientava il suo organismo a consumare liberamente energie o a preservarle in previsione di un periodo di carestia.

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Al risveglio il nostro corpo si pone la stessa domanda dell’uomo preistorico: “Potrò contare su un’alimentazione ricca e completa, in grado di rendermi attivo al 100% oppure dovrò accontentarmi di poco?”. Se fin dal mattino il corpo riceverà le energie di cui ha bisogno, questo sarà il segnale che potrà consumare e funzionare al massimo delle sue potenzialità.

Un’alimentazione ricca e completa dà il via libera al metabolismo

Al contrario, se la quantità di cibo assunto non è sufficiente a coprire il proprio fabbisogno (come ad esempio quando si segue una dieta) i consumi rallentano e il corpo tende a trattenere il più possibile quello che riceve, stivandolo nelle riserve adipose.

In assenza di cibo il corpo risponde attivando immediatamente un meccanismo di difesa volto a risparmiare energia e a preservare le scorte di grasso.

La maggior parte delle persone, quando decide di iniziare una dieta, ignora a sottovaluta questo meccanismo primordiale legato al proprio istinto di sopravvivenza e crede che mangiare poco (o pochissimo) sia l’unico modo per dimagrire. La natura ci dimostra invece che, non appena l’introduzione di cibo diminuisce, l’organismo entra in una condizione di letargo: i consumi rallentano e le riserve di grasso diventano indispensabili alla sopravvivenza.

L’inizio di una dieta ferrea induce il proprio corpo ad andare in letargo

Il peso in una prima fase diminuisce (spesso più per la perdita di massa muscolare che di grasso), ma non appena termina il periodo di carestia (ovvero si interrompe la dieta) il corpo assorbe tutto quello che verrà introdotto e lo tratterrà come una spugna. 

Dopo una dieta si rischia di accumulare molta massa grassa pur continuando a mangiare poco.

La condizione peggiore è quella di chi passa continuamente da una fase in cui perde peso stando a  dieta a una in cui recupera i chili faticosamente persi e, a quel punto, decide di rimettersi nuovamente a dieta per cercare di perdere peso. Queste continue oscillazioni di peso, dovute all’alternarsi di periodi in cui si è a dieta e periodi in cui si riprende a mangiare normalmente riprendendo peso, sono il modo migliore per accumulare depositi di grasso sempre più difficili da rimuovere.  Questa potrebbe essere una delle ragioni per cui molte persone si ritrovano ogni anno sempre più grasse pur cercando di mangiare poco (o di trattenersi anche per lunghi periodi).

Chi mangia troppo ingrassa, questa non è una novità. Ma anche chi mangia troppo poco alla lunga corre lo stesso pericolo.

Le diete, considerando il cibo solo dal punto di vista calorico, non sembrano tener conto del potente segnale di ingrassamento che inviano al corpo. Le persone che saltano la colazione, stanno leggere a pranzo e mangiano un’insalata la sera hanno attivato, senza accorgersene, un potente segnale di accumulo di grasso.

Avere sempre fame costituisce il principale ostacolo al dimagrimento.

I segnali che inviamo al corpo attraverso le nostre scelte alimentari (come quella di fare una dieta) ci consentono di capire perché spesso la gente ingrassa o dimagrisce in maniera non conforme a quanto mangia. Conoscere questi meccanismi, che fanno parte della nostra evoluzione, ci permette di utilizzarli a nostro favore e di dimagrire continuando a mangiare.

Le calorie non contano

Molte persone sono ancora convinte che il proprio peso sia determinato dal numero di  calorie assunte con il cibo. Il fatto che sulle confezioni dei prodotti sia sempre indicato il valore energetico dell’alimento e, a volte, anche il numero di ore di attività fisica necessarie a consumarlo, contribuisce a rafforzare la credenza che siano le calorie a farci ingrassare.

Nonostante la maggior parte delle persone continui a considerare i cibi sulla base del contenuto calorico,  è ormai risaputo che le calorie in realtà  non contano e costituiscono un’informazione inutile e spesso fuorviante per chi desidera rimettersi in forma.

Il nostro organismo non riconosce le calorie contenute nel cibo, per questo i maggiori esperti nel campo della nutrizione stanno rivedendo le proprie teorie a riguardo.

A parità di apporto calorico in realtà è la composizione nutrizionale dell’alimento che fa davvero la differenza. Basta mettere a confronto un piatto di pasta al pomodoro con un’insalatona: il contenuto calorico può essere lo stesso ma gli effetti sull’organismo sono completamente diversi!

1 kcal non è mai uguale a 1 kcal

Chi si ostina a voler conoscere le calorie contenute in ogni piatto non solo si sta rovinando la vita, ma sta anche utilizzando uno strumento retrogrado per cercare di dimagrire. Fare il calcolo delle calorie equivale pertanto ad utilizzare un sistema ormai superato ed inefficace.

Le prove a favore dell’inefficacia del conteggio delle calorie sono numerose, basti pensare che:

  • due persone diverse possono introdurre lo stesso numero di calorie al giorno, ma ciò che fa la differenza in termini di perdita o aumento di peso sono il tipo di alimenti che compongono la loro dieta: 2000 kcal provenienti da cibi sani (come frutta, verdura, cereali integrali) non equivalgono a 2000 kcal derivanti da cibo spazzatura (come patatine, snacks, tramezzini)
  • ad un aumento delle calorie ingerite non sempre corrisponde un aumento di peso o  di massa grassa. Come dimostra questo interessante studio pubblicato da  JAMA, a volte è vero il contrario: per dimagrire è necessario innalzare il proprio apporto calorico
  • il corpo riceve un segnale diverso dal cibo a seconda del momento della giornata in cui ci troviamo: una fetta di torta al cioccolato mangiata al mattino ha un effetto completamente diverso se viene mangiata il pomeriggio o la sera. Le calorie sono le stesse ma è come se si trattasse di due alimenti diversi dal punto di vista degli effetti metabolici
  • a parità di calorie siamo noi a fare la differenza con il nostro stile di vita: gli effetti del cibo sul nostro corpo sono completamente differenti se pratichiamo un’attività sportiva con regolarità o non ci muoviamo affatto. Chi fa movimento si trova in una condizione metabolica più favorevole rispetto a chi è sedentario.

 

Se le calorie non esistono, smetti di contarle

 

 

10 (più uno) validi motivi per diffidare dalle diete ipocaloriche

E’ scientificamente provato che quasi mai le diete fanno dimagrire, semmai inducono le persone ad aumentare di peso e a convincersi sempre più, come se si trattasse di un dato di fatto, di essere naturalmente grasse e di non poter fare nulla per modificare questa condanna biologica iscritta nel proprio patrimonio genetico, con la quale sono e saranno costrette a convivere per tutta la vita.

Prima di descrivere i motivi per cui sconsiglio alle persone di mettersi a dieta, vorrei definire bene che cosa si intende per dieta ipocalorica. Qualsiasi piano alimentare che preveda un apporto energetico inferiore al proprio fabbisogno calorico è considerato una dieta ipocalorica. Se il regime alimentare che abbiamo scelto di seguire prevede di poter mangiare a sazietà alcuni cibi, ma allo stesso tempo ne esclude totalmente altri (come accade nelle diete iperproteiche o monocibo) sappiate che sempre di dieta ipocalorica si tratta.

Con il termine dieta mi riferisco a qualsiasi regime alimentare che prescriva una riduzione delle porzioni di cibo ad ogni pasto, una severa restrizione calorica e una rigida limitazione nella scelta di alcuni cibi: pane e pasta, dolci , grassi e così via.

Per chi non vuole andare incontro ad un altro fallimento assicurato, è necessario adottare un modo diverso per essere in forma e stare in salute che consenta di gustare il buon cibo, dilettarsi in cucina e godersi la vita in compagnia degli altri.

Le diete non sono la soluzione, ma il problema per chi desidera dimagrire

 

 

At Waldorf's

 

10 validi motivi per stare alla larga dalle diete:

 

 

 

1. Le diete restrittive rappresentano uno dei principali fattori di rischio per l’insorgenza di un disturbo alimentare: anoressia, bulimia, binge eating disoder (ovvero disturbo da alimentazione incontrollata) (Ostuzzi, Luxardi, Un boccone dopo l’altro. Come aiutare i ragazzi con problemi di peso, 2007)

2. La muscolatura deperisce velocemente ma il grasso rimane: perde peso non equivale a dimagrire, ovvero consumare la massa grassa. Inizialmente si perdono liquidi e massa muscolare (ciò che ci serve per consumare energia).Meno muscolo equivale a consumi ridotti. (Speciani, DietaGIFT. Il metodo per dimagrire e star bene dimenticandosi le calorie, 2009)

3. Introducendo meno cibo il corpo risponde rallentando il proprio metabolismo. In poche parole se mangio meno, mi abituo a consumare sempre meno. L’organismo si difende rallentando il proprio metabolismo in risposta al ridotto introito calorico che viene scambiato come un segnale di scarsa disponibilità di cibo (come se si trattasse di una vera e propria carestia da cui proteggersi per sopravvivere mettendosi in standby). (Speciani, DietaGIFT. Il metodo per dimagrire e star bene dimenticandosi le calorie, 2009)

4. Si innesca il meccanismo dello yo-yo.Ogni periodo in cui perdo peso perché sono a dieta seguito dal recupero di tutti i chili persi (e spesso di qualche kg in eccesso) ci allontana sempre più dalla possibilità di raggiungere e mantenere nel tempo un peso stabile, senza oscillazioni continue. Il continuo saliscendi di peso sulla bilancia rende sempre più difficile perdere peso con il passare degli anni. (Dalla Grave, Perdere peso senza perdere la tesa. Il peso ragionevole in 7 passi, 1999)

5. Alla lunga si finisce per cedere. Le diete che si basano sul sacrificio e sul controllo forzato delle calorie sono insostenibili a lungo termine: ad un certo punto la forza di volontà si esaurisce e si finisce per riprendere a mangiare come prima. (Nardone, La dieta paradossale, 2015)

_Se solo potessi mangiare un po' di Nutella_

6. Ci si sente in gabbia.Se anche si dovesse avere successo nel seguire una dieta restrittiva il rischio è quello di diventare persone tristi, nervose, perennemente frustrate perché non si è più liberi di scegliere né cosa mangiare né quanto vorremmo mangiare. Rendere meccanico qualcosa che dovrebbe essere naturale, spontaneo e piacevole significa trasformare il cibo nel nostro peggior nemico. (Carr, E’ facile controllare il peso se sai come farlo, 2011)

7. La probabilità di fallire è altissima. Il problema delle diete non sta nella loro efficacia, ma nel loro mantenimento nel tempo. I dati statistici parlano chiaro: solo il 10% delle persone che ha intrapreso una dieta riesce a metterla in pratica e a mantenerla nel tempo. Il 90% delle persone recupera il peso perso entro 6 mesi dalla fine di una dieta. (Nardone, La dieta paradossale, 2015)

8. Si sta tentando l’impossibile. Le persone che riescono a seguire con successo una dieta (o che pensate ci riescano) devono sottoporsi ad una severa disciplina. Spesso sono coloro che fanno un mestiere che li obbliga a tenere costantemente sotto controllo il proprio peso (sportivi, modelle, ballerine, attori). Non andrebbero presi d’esempio.(Carr, E’ facile controllare il peso se sai come farlo, 2011)

9.Si finisce per desiderare maggiormente ciò che ci si vieta. Fintanto che si cerca di dimagrire imponendosi di mangiare meno e privandosi dei cibi che più ci piacciono, si rende irrinunciabile ciò che ci se è vietati. (Nardone, La dieta paradossale, 2015)

10. Quando si cade in tentazione ci si abbuffa. Più il limite che ci si è imposti è rigido e più si è portati a trasgredirlo. Niente è infatti più irresistibile di un desiderio da trasgredire. In altre parole, dopo giorni di digiuno e di privazioni, si è più inclini all’abbuffata. (Nardone, La dieta paradossale, 2015)

 

E poi si dovrebbe rinunciare ad aperitivi, cene con gli amici, feste di compleanno e a qualsiasi situazione che potrebbe indurci in tentazione, un altro buon motivo per cui LE DIETE NON POSSONO FUNZIONARE A LUNGO!