Trent’anni di ricerche sul disturbo da panico

Nessun disturbo al mondo è più diffuso del panico: a fare i conti con la paura che paralizza sarebbe il 20% della popolazione (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2000). Battito cardiaco accelerato, senso di vertigine, respiro affannoso, sensazione di svenimento, confusione mentale sono i sintomi che accompagnano la paura di morire o di poter perdere il controllo ed impazzire.

Il corpo sembra non rispondere più  ai comandi della mente. Le manifestazioni sintomatologiche tipiche del panico conducono abitualmente le persone a rivolgersi al pronto soccorso o al proprio medico curante con la certezza di avere un grave problema di salute o di essere stati in procinto di morire.

Ciò che viene sperimentato è reale, non si tratta di un disturbo immaginario, ma la sua origine non risiede in un malfunzionamento dell’organismo. Il verdetto dei medici spesso è ancor meno rassicurante per chi ha paura che quanto sperimentato la prima volta possa ripresentarsi altre volte, magari in momenti poco opportuni (in mezzo alla folla, quando si è soli, mentre si sta guidando, in spazi chiusi o aperti) o, peggio ancora, improvvisamente e imprevedibilmente come un fulmine a ciel sereno.

La terapia farmacologica inibitoria dell’ansia spesso non è sufficiente a risolvere il problema, in quanto chi soffre del ripresentarsi di ricorrenti episodi di panico si caratterizza per una percezione psicologica alterata degli stimoli minacciosi interni ed esterni al proprio organismo.

La percezione di minaccia del soggetto è ciò che innesca  il circolo vizioso dell’ansia, la quale si eleva sempre più sulla base delle reazioni messe in atto per cercare di contrastarla,  fino a condurlo al tilt psicofisiologico del panico. In pochi istanti  la persona si ritrova a sperimentare quello che può essere definito un vero e proprio tsunami psicologico, caratterizzato dalla sensazione di totale e devastante perdita di controllo del proprio corpo e della propria mente.

La paura contrastata in modo disfunzionale si trasforma in panico. L’instaurarsi del ricorrente controllo delle proprie reazioni corporee, unito all’evitamento delle situazioni temute e alla richiesta d’aiuto rappresentato le principali tentate soluzioni che paradossalmente incrementano e mantengono il disturbo rendendolo altamente invalidante e limitante per la persona.

Rifiutare o combattere la paura non fa che esasperarla. Seguendo tale logica, il trattamento del panico dovrebbe avere come obiettivo non tanto la sedazione dell’ansia (che è un effetto) quanto la modifica delle percezioni e delle reazioni disfunzionali che impediscono alla persona di fronteggiare efficacemente la paura.

Il disturbo può essere superato solo se la paura viene gestita e sconfitta in prima persona.

Per liberarsi rapidamente dal panico è necessario farsi guidare da chi sa come fare. Da oltre trent’anni il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, diretto da Giorgio Nardone, si occupa dello studio e dell’intervento sugli attacchi di panico. Grazie a numerosi anni di ricerca è stato possibile mettere a punto un protocollo di trattamento per la risoluzione di questo disturbo altamente efficace ed efficiente (89% dei casi risolti con una durata media delle terapie al di sotto delle 10 sedute).  Liberarsi per sempre dalla paura patologica è possibile.

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