Stress e fame nervosa: come liberarsene

La percezione di vivere in un ambiente ansiogeno e stressante è spesso avvertita dalle persone come un ostacolo al raggiungimento di un rapporto equilibrato con l’alimentazione.

Diversi studi hanno dimostrato un legame tra eventi di vita stressanti ed obesità: di fatto stress e tensione hanno il potere di alterare il naturale equilibrio di fame e sazietà condizionando le scelte in campo alimentare. Periodi di preoccupazione e nervosismo influenzano le proprie abitudini alimentari e possono provocare, in alcune persone, un aumento di peso indesiderato ostacolando il dimagrimento.

Lo stress ha il potere di alterare il nostro rapporto con il cibo e di farci ingrassare

Il cibo (e alcuni cibi in particolare) si prestano ad essere ricercati in modo più frequente e ripetitivo nei momenti di maggiore tensione, stress ed ansia. Quando assaporiamo questi alimenti vengono stimolate le aree cerebrali collegate con la percezione di piacere e l’ansia si attenua.

Il cibo può diventare un potente mezzo di conforto e consolazione rispetto a situazioni di vita stressanti.

Di fronte a un periodo di sovraccarico scolastico o lavorativo, si riscontra infatti una maggiore propensione, da parte sia di giovani sia di adulti, ad assumere cibi cosiddetti “consolatori” ed autogratificanti.

Generalmente si tratta di alimenti composti in prevalenza da grassi, zuccheri e sale (come merendine, patatine, pizza, cioccolato ecc.). Il consumo  di questi cibi avviene prevalentemente al di fuori dei pasti, all’interno di un regime alimentare che non prevede dei pasti regolari a base di cibi “veri” come frutta e verdura, cereali integrali, carne e pesce.

I cibi che svolgono una funzione consolatoria sono in genere “cibi spazzatura”

Si tratta di alimenti che le persone riconoscono come poco salutari, sui quali però non riescono ad esercitare il proprio controllo e di cui abusano quando sentono il bisogno di rilassarsi (al rientro dal lavoro, nel tempo libero davanti alla tv oppure dopo cena sul divano).

I cosiddetti “comfort food” (o cibi consolatori) hanno la funzione di regolare uno squilibrio emotivo. 

L’alimentazione di tipo emotivo è una reazione molto frequente nelle persone che reagiscono allo stress attraverso un modo di alimentarsi incontrollato e ipercalorico, cercando nel cibo un conforto di tipo psicologico, in grado di farle stare meglio e di ristabilire al più presto una condizione di rilassatezza.

Alcuni eccessi alimentari sono legati alla tendenza a mangiare pur non avendo fame, prediligendo alimenti eccessivamente dolci, grassi o salati: in grado di innalzare il tono dell’umore, ma purtroppo anche il peso sulla bilancia.

Il ruolo delle diete nell’aumento di peso

Le diete possono essere alla base di un’alimentazione sregolata e facilmente influenzabile da condizioni stressanti interne o esterne. All’interno del Centro di Terapia Breve Strategica di Arezzo è stato dimostrato che le persone che alternano brevi periodi di regime dietetico e lunghi periodi di discontrollo alimentare sono più inclini ad aumentare di peso fino a giungere a una condizione di obesità o a strutturare un vero e proprio disturbo alimentare.

Tra le fonti di stress rientrano paradossalmente proprie le rinunce alimentari, imposte da regimi dietetici ipocalorici e restrittivi.

Coloro che si sforzano di mangiare il meno possibile sono più soggetti al fenomeno della cosiddetta “fame nervosa”: non appena le pressioni esterne o emotive aumentano il regime di restrizione lascia il posto alla totale perdita di controllo sui cibi maggiormente ingrassanti e che creano dipendenza.

In molti casi la costruzione di un rapporto equilibrato con l’alimentazione non può essere ottenuto se prima non si attraversa una fase di disintossicazione psicologica dai regimi dietetici restrittivi e dall’abitudine ad utilizzare il cibo come strumento per combattere le emozioni negative.

Un supporto di tipo psicologico può essere di grande aiuto per le persone che hanno già sperimentato la tendenza a perdere il controllo sul cibo e ad utilizzarlo come mezzo di consolazione.

 

 

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