Dieta equivale a carestia (oggi come ieri)

La domanda di un uomo preistorico quando apriva gli occhi al mattino era: “Oggi avrò abbastanza da mangiare oppure no?”. Quello che accadeva nelle ore successive al risveglio orientava il suo organismo a consumare liberamente energie o a preservarle in previsione di un periodo di carestia.

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Al risveglio il nostro corpo si pone la stessa domanda dell’uomo preistorico: “Potrò contare su un’alimentazione ricca e completa, in grado di rendermi attivo al 100% oppure dovrò accontentarmi di poco?”. Se fin dal mattino il corpo riceverà le energie di cui ha bisogno, questo sarà il segnale che potrà consumare e funzionare al massimo delle sue potenzialità.

Un’alimentazione ricca e completa dà il via libera al metabolismo

Al contrario, se la quantità di cibo assunto non è sufficiente a coprire il proprio fabbisogno (come ad esempio quando si segue una dieta) i consumi rallentano e il corpo tende a trattenere il più possibile quello che riceve, stivandolo nelle riserve adipose.

In assenza di cibo il corpo risponde attivando immediatamente un meccanismo di difesa volto a risparmiare energia e a preservare le scorte di grasso.

La maggior parte delle persone, quando decide di iniziare una dieta, ignora a sottovaluta questo meccanismo primordiale legato al proprio istinto di sopravvivenza e crede che mangiare poco (o pochissimo) sia l’unico modo per dimagrire. La natura ci dimostra invece che, non appena l’introduzione di cibo diminuisce, l’organismo entra in una condizione di letargo: i consumi rallentano e le riserve di grasso diventano indispensabili alla sopravvivenza.

L’inizio di una dieta ferrea induce il proprio corpo ad andare in letargo

Il peso in una prima fase diminuisce (spesso più per la perdita di massa muscolare che di grasso), ma non appena termina il periodo di carestia (ovvero si interrompe la dieta) il corpo assorbe tutto quello che verrà introdotto e lo tratterrà come una spugna. 

Dopo una dieta si rischia di accumulare molta massa grassa pur continuando a mangiare poco.

La condizione peggiore è quella di chi passa continuamente da una fase in cui perde peso stando a  dieta a una in cui recupera i chili faticosamente persi e, a quel punto, decide di rimettersi nuovamente a dieta per cercare di perdere peso. Queste continue oscillazioni di peso, dovute all’alternarsi di periodi in cui si è a dieta e periodi in cui si riprende a mangiare normalmente riprendendo peso, sono il modo migliore per accumulare depositi di grasso sempre più difficili da rimuovere.  Questa potrebbe essere una delle ragioni per cui molte persone si ritrovano ogni anno sempre più grasse pur cercando di mangiare poco (o di trattenersi anche per lunghi periodi).

Chi mangia troppo ingrassa, questa non è una novità. Ma anche chi mangia troppo poco alla lunga corre lo stesso pericolo.

Le diete, considerando il cibo solo dal punto di vista calorico, non sembrano tener conto del potente segnale di ingrassamento che inviano al corpo. Le persone che saltano la colazione, stanno leggere a pranzo e mangiano un’insalata la sera hanno attivato, senza accorgersene, un potente segnale di accumulo di grasso.

Avere sempre fame costituisce il principale ostacolo al dimagrimento.

I segnali che inviamo al corpo attraverso le nostre scelte alimentari (come quella di fare una dieta) ci consentono di capire perché spesso la gente ingrassa o dimagrisce in maniera non conforme a quanto mangia. Conoscere questi meccanismi, che fanno parte della nostra evoluzione, ci permette di utilizzarli a nostro favore e di dimagrire continuando a mangiare.

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