Disturbi Alimentari: il ruolo dei genitori

I disturbi alimentari rappresentano un problema complesso e multiforme che non ha un’origine certa e definita. In passato i genitori venivano considerati i diretti responsabili della malattia del figlio, fortunatamente oggi questa visione è stata completamente superata e numerose ricerche hanno dimostrato che le famiglie costituiscono la più importante risorsa nel percorso di cura e di guarigione di un familiare. Il coinvolgimento dei genitori in qualità di coterapeuti si è rivelata efficacie anche all’interno del nostro centro in cui sono stati messi a punto protocolli specifici per il trattamento di anoressia, bulimia e vomiting.

Spesso le persone che soffrono di una problematica alimentare non sono consapevoli di avere un problema o se ne rendono conto ma non hanno le risorse per affrontarlo da soli, con il rischio che il disturbo si cronicizzi. Il disturbo scatena paura e rabbia in coloro che ne sono coinvolti indirettamente, accompagnate da senso di colpa e vergogna che possono dare origine a scontri molto accesi in famiglia. Alcuni genitori cercano di utilizzare la via della ragionevolezza per convincere il figlio a farsi aiutare, ma anche questo produce molto spesso una reazione di netto rifiuto e opposizione. Entrambi i tentativi di soluzione si dimostrano pertanto controproducenti e alla lunga rischiano di esaurire le risorse di tutta la famiglia.

Imparare a gestire la propria reazione emotiva di fronte a una problematica di questo tipo non è facile per un genitore. Si tratta però di premessa indispensabile per  fare in modo che il figlio accetti di essere aiutato e di collaborare. Non sempre chi manifesta i sintomi di un disordine alimentare è disposto immediatamente a cambiare, pertanto il modo in cui il genitore si pone nei suoi confronti può fare davvero la differenza nella presa in carico del problema.

Nessuno sceglie di avere un disturbo di questo tipo in maniera cosciente ed intenzionale, perciò i tentativi di convincere il figlio a cambiare attraverso la ragionevolezza, le punizioni o le minacce sono destinati a fallire anzi, molto spesso contribuiscono a far peggiorare la situazione. Sostegno, comprensione ed ascolto non giudicante sono gli ingredienti che favoriscono il dialogo e che possono poco alla volta far riemergere la “parte sana” della persona e la sua motivazione a liberarsi al più presto del problema accettando di collaborare.

L’aiuto offerto al figlio non può tradursi in accettazione incondizionata di qualsiasi sua richiesta. In presenza di una condizione che destabilizza l’equilibrio emotivo di tutta la famiglia, i genitori possono fare difficoltà ad esercitare il proprio ruolo educativo. In questo momento di difficoltà e confusione un supporto professionale può essere d’aiuto nel far comunque rispettare alcune regole e nel ridefinire i propri ruoli all’interno della famiglia. Gli incontri con il terapeuta possono diventare un’occasione di confronto sul proprio ruolo e di riflessione sulle proprie reazioni emotive, messe a dura prova da un disturbo che rischia di offuscare i sentimenti e la capacità di essere realmente di supporto.

 

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