Le tue parole fanno male, possono ferire o farmi ragionare

Le parole sono come pallottole, diceva Wittgenstein. Per questo bisogna farne un uso responsabile. Certi modi di comunicare consentono di avvicinarci alle persone, facendole sentire ascoltate, accolte, comprese, ma ci sono parole che hanno il potere di aumentare le distanze, innalzare barriere, ferire o spingere la relazione al punto di rottura.

Se comunicare con chi la pensa come noi non ci crea problemi, come riuscire ad esprimerci con un interlocutore che non condivide i nostri stessi valori o ha una visione completamente diversa dalla nostra senza entrare in conflitto?

Senza rendercene spesso facciamo uso di parole per giudicare gli altri. In molte occasioni abbiamo la tendenza di considerare gli altri la causa del nostro malessere e di pretendere che  siano gli altri a cambiare conformandosi alle nostre necessità o aspettative. In altri termini vorremmo che fossero gli altri a trasformarsi, ritenendoli i diretti responsabili della nostra frustrazione, rabbia o dolore.

Tuttavia se non siamo soddisfatti di come gli altri si comportano nei nostri confronti abbiamo una sola possibilità per cambiare le cose: essere disposti a cambiare noi per primi anziché aspettarci che siano loro a farlo. In che maniera? Osservandoci e prestando maggiore attenzione al nostro modo di relazionarci con i nostri amici e soprattutto con i nostri “nemici”. Ci accorgeremo così che noi siamo la più grande risorsa per modificare una relazione che non ci soddisfa.

Se siamo insoddisfatti del nostro rapporto conflittuale con un’altra persona, potrebbe essere arrivato il momento di assumerci la responsabilità di ciò che stiamo provando, anziché continuare a delegare agli altri il potere di farci sentire tristi o felici, frustrati o appagati, nervosi o sereni ecc.

Il nostro vocabolario è ricco di parole per esprimere giudizi sulle altre persone, ma è povero di termini per descrivere con chiarezza come ci sentiamo quando i nostri bisogni non vengono soddisfatti. Siamo abituati a chiederci cosa c’è che non va negli altri, anziché riuscire ad esprimere ciò di cui avremmo davvero bisogno per essere più appagati e felici.

Il primo passo per trasformare un rapporto insoddisfacente in una relazione che funzioni, consiste nell’iniziare ad osservare l’altro sospendendo ogni giudizio nei suoi confronti, prestando attenzione a come ci fa sentire e a ciò di cui avremmo bisogno per essere soddisfatti. Solo a questo punto sapremo formulare le nostre richieste in modo chiaro e propositivo e riusciremo ad esprimere per davvero quello che desideriamo senza dover combattere per ottenere ciò che desideriamo.

Le parole sono finestre oppure muri,

ci imprigionano o ci danno libertà

(M. B. Rosenberg)

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