Vorrei cambiare, restando così come sono

Poter cambiare, restando così come si è. Può sembrare illogico, ma è proprio ciò che la maggior parte delle persone chiede a un terapeuta (e non solo) nel momento in cui decide di cambiare.

L’atteggiamento che gli esseri umani manifestano nei confronti del cambiamento è tendenzialmente ambivalente e contraddittorio. Questo è uno dei motivi per cui molte situazioni problematiche si mantengono tali, sebbene la persona manifesti apertamente il desiderio e la volontà di modificarle.

Dire una cosa e fare esattamente il contrario, desiderare qualcosa e contemporaneamente il suo opposto, rappresentano caratteristiche tipicamente umane. Le azioni degli esseri umani raramente corrispondono alle intenzioni espresse a parole. Ne abbiamo continue dimostrazioni nella vita di tutti i giorni. 

Anche coloro che razionalmente riconoscono la necessità di cambiare, sono pertanto solo apparentemente disposti a farlo, per un’intrinseca tendenza dell’essere umano a mantenere l’equilibrio raggiunto, anche quando è del tutto patologico. L’aspetto più sorprendente è che i processi di autoinganno e i meccanismi di resistenza al cambiamento si attivano automaticamente a salvaguardia non solo delle condizioni di benessere, ma anche di sofferenza e di disagio.

Un ambito nel quale incoerenza e contraddizione sono particolarmente evidenti, è rappresentato dalle relazioni amorose. Nutrire contemporaneamente “amore e odio” verso una persona è esperienza molto comune. Vorremmo lasciare chi ci fa soffrire, ma allo stesso tempo sentiamo di non poterne fare a meno. Il risultato è che continuiamo a stare insieme a una persona, nonostante l’intenzione di lasciarla, nutrendo sentimenti ambivalenti nei suoi confronti. Razionalmente riconosciamo la necessità di porre fine alla relazione, ma emotivamente ci sentiamo bloccati.

Chi promette di cambiare ma poi continua a comportarsi nello stesso modo, sta forse mentendo? E a chi: agli altri o a se stesso? Probabilmente non si tratta di una menzogna deliberata ed intenzionale. Vorrebbe cambiare ed esprime il desiderio di farlo, ma non ne è in grado. Riconosce la necessità di agire in un altro modo, ma sente di non poter comportarsi diversamente da come sta facendo.

La propensione ad autoingannarsi, ovvero ad avvicinare la realtà ai propri desideri, è presente in ognuno di noi e contribuisce alla difesa di una condizione di stabilità, anche nella sofferenza.

Gli autoinganni mediano il nostro rapporto con la realtà e se da un lato ci impediscono di essere completamente obiettivi, dall’altro svolgono la funzione di proteggerci da verità sgradevoli o troppo scomode da accettare. Entro certi limiti “le bugie che raccontiamo a noi stessi” sono pertanto utili e funzionali alla sopravvivenza.

Il mentire a se stessi da benefico si trasforma in disfunzionale nel momento in cui le lenti con cui la persona osserva la realtà si irrigidiscano, impedendole di adattare il proprio sguardo al mutare delle circostanze e degli eventi esterni.

Compito del terapeuta è vincere le naturali resistenze del paziente al cambiamento permettendogli di osservare la realtà da nuove prospettive più utili e funzionali.

Tutti si imbrogliano a vicenda per ottenere quello che vogliono.
Imbrogliamo anche noi stessi…ci convinciamo di cose,
abbelliamo cose di cui abbiamo bisogno e che non vorremmo, pur di farcele piacere.
E non consideriamo il rischio, non consideriamo la sgradevole verità.
 Pensateci bene: stiamo tutti imbrogliando noi stessi per tirare avanti.
(tratto dal film American Hustle)