Riconoscere i segnali di un disturbo alimentare

Il ricorso ad una dieta è una pratica molto diffusa durante il periodo adolescenziale, in particolar modo tra le ragazze (il 30% delle preadolescenti italiane dichiara di aver già intrapreso una dieta, contro il 15% dei maschi).

La maggior parte dei genitori fa difficoltà a comprendere i vissuti  dei propri figli durante l’adolescenza, specialmente quando sono coinvolti aspetti legati all’immagine corporea e alle abitudini alimentari.

Spesso è proprio riunendosi a tavola che ci si accorge che i figli sono diventati grandi e manifestano delle esigenze differenti: alcuni cibi, un tempo graditi, vengono ripetutamente rifiutati, in quanto considerati troppo calorici, e ciò che cucinano le mamme non va più bene perché “fa ingrassare”. Riuscire a mantenere la calma di fronte alle nuove abitudini alimentari dei figli può rappresentare una vera e propria sfida per un familiare. Per non parlare del fatto che alcuni comportamenti dei ragazzi possono rivelarsi del tutto dannosi per la loro salute.

Che cosa dovrebbe fare un genitore di fronte alle abitudini alimentari scorrette e poco salutari dei figli: meglio fare finta di nulla o affrontare la questione di petto manifestando le proprie perplessità?

Il comportamento alimentare del figlio potrebbe essere l’espressione di un disagio emotivo e relazionale che ha trovato il suo modo di manifestarsi nel rapporto con il cibo. Ignorarlo completamente significherebbe fare la stessa fine dello struzzo che, per non essere mangiato dal leone, ficca la testa sotto la sabbia. D’altro canto, andare alla carica come farebbe un rinoceronte, cercando di convincere il figlio ad abbandonare certi comportamenti, darebbe inizio ad uno scontro dal quale si uscirebbe entrambi sconfitti.

Se da un lato allarmarsi eccessivamente di fronte a un figlio che decide di perdere peso potrebbe essere controproducente, dall’altro anche non agire quando necessario, potrebbe rivelarsi rischioso.

Riconoscere i campanelli d’allarme 

In presenza di un figlio che vorrebbe dimagrire e si rifiuta di mangiare, l’aspetto su cui bisognerebbe rivolgere la propria attenzione non è tanto rappresentato da che cosa mangia e da quanto mangia; anche se ovviamente questi costituiscono gli aspetti più evidenti e facili da riconoscere. Il disordine alimentare è l’espressione di un modo completamente differente di  percepire il cibo. Nel caso del disturbo anoressico, alimentarsi non è più un atto spontaneo e piacevole, regolato dal senso di fame e sazietà, bensì il risultato di rigide regole che ci si impone di rispettare. Astenendosi dal cibo la persona ha la percezione di avere il completo controllo su di sé. Qualsiasi trasgressione alimentare costituisce una perdita di controllo e viene pertanto evitata. Il momento del pasto assume pertanto le caratteristiche di un vero e proprio rituale sul quale la persona vuole esercitare un rigido controllo.

Alcune persone riescono ad astenersi dal cibo per periodi prolungati di tempo; altre vorrebbero riuscirci ma non ce la fanno oppure ce la fanno per un periodo, ma poi finiscono per cedere e si abbuffano.

Un altro segnale che dovrebbe allertare un genitore è rappresentato dal fatto che, per lo meno inizialmente, le persone che manifestano un disordine alimentare non riconoscono di avere un problema anzi, vivono la propria condizione come vantaggiosa; in quanto è accompagnata da sensazioni di maggiore benessere e di controllo, comporta il fatto di ricevere più attenzioni da parte degli altri e le fa sentire uniche e speciali.

Solitamente chi è a dieta non fa difficoltà ad ammetterlo anzi, desidera condividerlo con gli altri. Le persone che manifestano un disordine alimentare tendenzialmente negano di seguire un regime dietetico, affermando di alimentarsi regolarmente. Nel caso del disturbo anoressico, sebbene le ragazze non ammettano di avere fame e rifiutino ogni tentazione alimentare, in realtà trascorrono la maggior parte delle loro giornate pensando al cibo. Gli alimenti sono selezionati scrupolosamente sulla base di rigide regole e, se possibile, preferiscono isolarsi mentre mangiano. Le situazioni in cui il cibo viene condiviso con gli altri cominciano ad essere evitate e,  nel tempo, gli interessi e le relazioni con i coetanei si restringono sempre di più. Sia durante sia fuori dai pasti è possibile notare la presenza di comportamenti ripetitivi e ritualizzati orientati al mantenimento di un ordine perfetto dove tutto dev’essere sotto controllo. Vomito, uso di lassativi e diuretici rappresentano strategie molto frequenti per compensare un pasto ritenuto “abbondante”; così come il ricorso ad un’attività fisica eccessiva.

Che cosa può fare un genitore?

Se, in questo momento, alcuni comportamenti di vostro figlio o di vostra figlia vi stanno creando dei sospetti, è necessario intervenire tempestivamente, ma mantenendo la calma. Affinché il vostro intervento sia efficace,  prendetevi un po’ di tempo per osservare la situazione e scegliete con cura il momento e il luogo più adatto per affrontare con loro una conversazione; in cui potrete esprimere delicatamente e con tranquillità le vostre preoccupazioni.

Non scoraggiatevi se la prima volta sarete rifiutati o verrete messi da parte. Restate in attesa, ma in maniera vigile, in modo da poter essere pronti nel momento in cui si presenterà un’occasione più propizia per esprimere il vostro punto di vista.

Il primo passo per affrontare un problema di questo tipo, è fare in modo che la persona sia disposta a riconoscere di avere un problema per il quale necessita del vostro aiuto ed eventualmente di quello di un esperto.

In caso contrario, l’intervento sarà inutile, se non del tutto controproducente perché vi scontrerete con una forte resistenza. Il supporto che darete a vostro figlio sarà tanto più efficace quanto più sarete in grado di intervenire nel momento e nel modo più opportuni.