Perdere il controllo

 
 
 
Uno studioso al microscopio vede molto più di noi.
Ma c’è un momento, un punto, in cui anch’egli deve fermarsi.
Ebbene, è a quel punto che per me comincia la poesia.
(René Magritte)
 

Con la mente possiamo davvero controllare tutto o…

…si tratta solo di un’illusione? Molte cose che ci accadono non possono essere né comprese né modificate seguendo un ragionamento logico e razionale. Dobbiamo ammettere che il mito del controllo a tutti i costi si infrange rovinosamente nel momento in cui ci confrontiamo con una malattia incurabile, una morte improvvisa o in generale con tutto ciò che ha a che fare con l’imprevedibilità della vita e che, nonostante il nostro tentativo di controllo, ci sfugge continuamente di mano.

Tuttavia il bisogno di sentirci rassicurati rispetto a ciò che non conosciamo, ci induce a sopravvalutare il potere della conoscenza e del ragionamento. Ci sono molti ambiti nei quali le spiegazioni razionali non solo aumentano le nostre incertezze, ma ci impediscono di superare le difficoltà che incontriamo; finendo per complicare i problemi anziché risolverli. Conoscere un fenomeno non implica necessariamente riuscire a padroneggiarlo e questo può aumentare il nostro senso di sofferenza e di impotenza.

La maggior parte delle persone, quando vive una condizione di disagio nel rapporto con se stessa, gli altri o la realtà circostante, ha già individuato cosa non funziona e persino una possibile soluzione, tuttavia non è in grado di metterla in pratica. Come mai? La conoscenza approfondita dei problemi e delle condizioni che possono averli creati non è di per sé sufficiente a produrre dei cambiamenti anzi,  molto spesso, può essere fonte di maggiori sofferenze, dubbi ed incertezze.

download

Il mito del controllo

Forza di volontà, disciplina e autocontrollo possono essere utili in diverse situazioni, consentendoci di ottenere eccellenti risultati nello studio o di realizzare una carriera lavorativa di successo. Ad una superiore capacità di controllo viene solitamente associato un maggiore potere di influenzare la realtà esterna e di conseguenza di benessere personale. Chi ha più forza di volontà è considerato in genere più felice e più sano perché è in grado di controllare i propri impulsi. Sembra quindi che impegnarsi ad allenare il proprio autocontrollo sia una delle soluzioni più efficaci per riuscire a superare le difficoltà e a raggiungere i propri desideri.

Credere di poter avere il controllo sulla propria realtà personale ed interpersonale se, nella maggior parte dei casi, rappresenta un autoinganno funzionale al fine di conseguire i propri obiettivi personali, può generare degli effetti del tutto disfunzionali nel momento in viene applicato in ambiti nei quali avere il controllo è impossibile, se non addirittura controproducente.

La logica razionale può essere applicata per risolvere questioni pratiche, come ad esempio organizzare un piano di lavoro, fare un acquisto conveniente, stendere un progetto. Se seguiamo un ragionamento logico, così come facciamo quando dobbiamo risolvere un problema matematico, diventa però impossibile prendere delle decisioni in campo sentimentale, affrontare emozioni irrazionali o fare i conti con i nostri autoinganni.

Quando il controllo produce l’effetto opposto

Sono molte le situazioni che tentiamo di controllare ottenendo degli effetti disastrosi. Per uno sportivo, iniziare a pensare ai dettagli della propria tecnica è una ricetta sicura per sbagliare. In una pattinatrice con migliaia di ore di pratica alle spalle, i movimenti che le permettono di compiere adeguatamente una piroetta, sono talmente automatizzati da poter essere messi in atto correttamente se non cerca di controllarli volontariamente. Il segreto per riuscire a dire o a fare la cosa sbagliata in ogni occasione consiste proprio nel rivolgere la nostra attenzione a non pensare, non dire, non fare quella cosa. Molte gaffe sono il risultato del nostro tentativo di controllo volontario che aumenta, anziché diminuire, la probabilità si sbagliare. Cercare di non pensare a una determinata parola o di non toccare un argomento particolarmente delicato, producono paradossalmente l’effetto opposto.

Pensare a quello che stiamo facendo e, peggio ancora, a come dobbiamo farlo ci impedisce di compiere un gesto automatico adeguatamente. Riflettere troppo può pertanto rappresentare un ostacolo in molte occasioni. Il tentativo di controllo, se portato all’eccesso e reiterato nel tempo, può trasformarsi così da soluzione in problema. Per fare un esempio di come le persone possono essere artefici della propria sofferenza, lo sforzo volontario di azzerare la paura tenendo a bada le reazioni psico-fisiche associate, si regge proprio sulla dinamica paradossale del tentativo di controllo che conduce ad una sempre maggiore perdita di controllo sul proprio corpo. Il fatto di prestare continuamente ascolto ai segnali provenienti dal proprio organismo (battito cardiaco, frequenza respiratoria, senso di equilibrio ecc.) finisce effettivamente per alterare questi parametri creando un vero e proprio cortocircuito che può portare ad un attacco di panico. Nel tentativo di tenere a bada la sensazione di paura costruiamo esattamente ciò che ci spaventa. La ripetizione di questo circolo vizioso conduce a una sempre maggiore sfiducia nella propria capacità di gestire le reazioni psicofisiologiche.

Il tentativo di inibire o di incrementare una reazione di per sé spontanea o automatica, se applicato in maniera ripetuta nel tempo, può comprometterne a tal punto il funzionamento da farci perdere completamente il controllo. Quando la mente pretende di controllare la natura, le impedisce di fare il suo corso e finisce per intrappolarsi. Ciò è particolarmente evidente nei problemi di natura sessuale, quando lo sforzo volontario di raggiungere o di inibire il piacere impedisce di lasciarsi andare naturalmente alle sensazioni, alterandole. Lo sforzo intenzionale di rilassarsi blocca la possibilità di riuscirci producendo come effetto l’aumento della tensione. Fare l’amore e rilassarsi sono due attività che riescono meglio quando lasciamo che accadano spontaneamente, senza alcun tipo di sforzo. Il sistema nervoso autonomo, che le regola, funziona adeguatamente se non operiamo su di esso alcun tipo di controllo cosciente.

Anche molte patologie fobiche si basano su questa dinamica paradossale, come ad esempio la paura di arrossire, quella di soffocare o di non riuscire a respirare. Problematiche di questo tipo vengono mantenute e alimentate dalle persone nel momento in cui cercano di controllarle volontariamente. La pretesa di controllare le proprie sensazioni fisiche costituisce una delle trappole più comuni per l’uomo moderno.

Un millepiedi viveva sereno e tranquillo. Finché un rospo un giorno non disse per scherzo:
“In che ordine metti i piedi l’uno dietro l’altro?”
Il millepiedi incominciò a lambicarsi il cervello e a fare innumerevoli prove.
Il risultato fu che da quel momento non riuscì più a muoversi.

In conclusione, così come un farmaco, se assunto in dose eccessiva, finisce per avvelenarci, il controllo eccessivo delle reazioni automatiche o dei processi mentali può essere del tutto controproducente. Proprio per questo, a volte, è necessario liberare le persone dalla trappola dell’eccessivo controllo, guidandole a compiere un percorso controintuitivo che le aiuti gradualmente a riprendere il controllo concedendosi di perderlo.